Alcune mie esperienze di meditazione

La meditazione é una condizione di Coscienza differente dall’ordinario e per me consiste in un acquietarsi progressivo dei turbamenti mentali che portano tensione, conflitto, oppressione e sofferenza dalla sfera mentale, emotiva, vitale e infine corporea.

Come sostiene Patanjali negli Yoga Sutra nel libro 1 aforisma 32 per sottrarsi alla sofferenza occorre fondare la pratica perseverante personale su una percezione che non separa creando dualità.

Continua con l’aforisma 32 dicendo che l’acquietarsi della mente (citta) nasce da una attitudine di rispetto, disponibilità incondizionata ( Karuna o apertura compassionevole) contentezza ( Sukha o gioia). Tale attitudine resta invariata qualunque sia l’oggetto di cui si fa esperienza, senza scegliere fra piacere e dispiacere, tra puro e impuro.



Altri sutra mettono in luce le diverse modalità che predispongono a raggiungere la stabilità mentale tra cui:

  • l’espirazione lenta e consapevole e la pausa conseguente

  • la serenità di una chiara visione

  • la mente libera dall’ attaccamento , brama, desiderio (punto essenziale in comune con la visione Buddista)

  • l’osservazione consapevole o conoscenza profonda (Jnana) dell’esperienza del sonno e dei sogni

  • la meditazione (dhyana) su un oggetto consono e di profondo interesse



Il Sutra 40 mostra come la maestria nella contemplazione porta con sé un ampliamento dei limiti della coscienza dall’infinitamente piccolo (paramanu) all’infinitamente grande (parama mahattva).



La mia pratica consiste nella sperimentazione quotidiana di almeno 10-20 minuti di pratiche di yoga SAMATVA ponendosi in maniera meno forzata e più disinvolta, naturale in semplici sequenze di sblocchi articolari, del diaframma, del respiro partendo la mattina supina , durante la giornata seduta e in piedi.

Il corpo per me è un alleato, una guida insieme al respiro per andare oltre la dualità corpo e mente. La coscienza come dice Patanjali si espande allorquando la mia attenzione rilassata e curiosa si sposta da piccole parti del corpo ( visualizzando magari le vertebre, le cellule, il sangue che scorre) all’interezza del corpo e sento la coscienza espandersi oltre i confini del corpo fino ad abbracciare la stanza, e ampliando progressivamente fino a sentire il sistema Solare. Così dall’infinitamente piccolo arrivo all’infinitamente grande e trovo una fusione totale priva di desiderio, di mancanze, di fratture e conflitti. La percezione piena e totale in cui nulla è separato e dove la dualità di opposti è trascesa.

Riconosco la pace e la beatitudine che conferisce senso di stabilità e fermezza unita alla leggerezza e ariositá, dove si perde la localizzazione nello spazio perché la Coscienza pare concentrata in un punto immobile al centro eppure è contemporaneamente diffusa in uno spazio infinito e lo abbraccia.

Questa condizione per me è veritiera, è portatrice di rigenerazione, di chiarezza di visione e permette un temporaneo dissolvimento di giudizi, critiche, classificazioni da parte della mente duale.

I pensieri intrusivi sono meno affollati e gradualmente la concentrazione morbida e ricettiva su corpo e respiro mi consente un passaggio , espansione di consapevolezza.

Una pratica di meditazione che mi aiuta a connettermi è la pratica di Antar Mouna di Satyananda in cui piano piano si guida la mente dall’ascolto dei suoni e del respiro a un pratyahara ovvero il ritiro dei sensi dall’esterno verso l’interno.

L’allenamento di questa pratica é di restare testimoni pacifici delle fluttuazioni di sensazioni fisiche, sensoriali e poi di quelle emotive e mentali.

Invito poi la mente a osservare il flusso della catena di pensieri, lasciando libertà di espressione , mantenendo il timone dell’osservazione e senza oppormi ad alcun tipo di pensiero.

Lo step successivo é quello in cui provo a portare un pensiero volontario alla mente, per poi osservarlo e decidere di lasciarlo andare. Aumento la concentrazione e la volontà ma senza imprimergli una qualità rigida e tesa.

Si procede per stadi per cui creo volontariamente una immagine positiva e piacevole e per qualche momento la contemplo annotando cosa suscita senza identificarsi nelle reazioni. Si passerà poi a creare una immagine spiacevole e negativa e si prova a restare in ricezione vigile e rilassata delle reazioni provocate da questa immagine. Si decide poi di ripulire lo spazio delle mente tra le sopracciglia e lasciare andare volontariamente l’immagine. Si procede nella stessa modalità portando l’osservazione su pensiero positivo e poi negativo.

L’ultimo stadio é quello in cui interrompo la creazione di ogni pensiero come se la mente fosse un cielo limpido in cui faccio in modo che le nuvole dolcemente di dissolvano.

Ho trovato questa pratica molto utile insieme anche allo Yoga nidra con la rotazione fluida della coscienza in shavasana. Per aiutarmi in questa pratica ho registrato la mia voce e mi sono ascoltata per potere seguire in modo consapevole.

Anche la meditazione dei 3 spazi Try Akasha in posizione seduta comoda (Sukhasana) mi porta in maniera dolce e senza sforzo alcuno a percepire lo spazio del ventre (hara akasha), lo spazio del Cuore (Hrid akasha), e infine lo spazio della nuca in cui risiede la consapevolezza.

La percezione del corpo come involucro di uno spazio vuoto consente di collegarsi rapidamente all’akasha, lo spazio primordiale che avvolge leggera la manifestazione tutta e da cui derivano tutti gli elementi (aria, fuoco, acqua , terra) e tutte le possibili forme degli esseri viventi.

Se la posizione di meditazione seduta mi crea disagio e insofferenza cerco di effettuare piccoli e lentissimi movimenti di onda sacrale.

Le pratiche hanno una durata di 20 minuti, solo raramente di 30 e oltre.

Sento che con questo atteggiamento più accogliente posso superare progressivamente dei limiti.

Durante i viaggi in auto recito spesso mantra devozionali mettendo un intento (sankalpa). E ogni tanto canto il mantra OM utilizzando il mala. Queste pratiche di meditazione e pulizia energetica sono per me preziose.

Alessandra Chiarini